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| 05 ott 2022 | 16:17

Olimpiadi, i giovani di Fridays for future rispondono a Malagò dopo l'intervista a il Dolomiti: ''La crisi climatica è in atto e dovrebbe bastare per fare un passo indietro''

Gli attivisti erano scesi in piazza durante il Festival dello sport. Il presidente del Coni a Il Dolomiti aveva spiegato: "Giochi olimpici invernali con meno impatto e con la maggior parte degli impianti già realizzati e operativi". La replica di Friday for future: "Dire quel che è fatto è fatto, significherebbe assumersi consapevolmente la responsabilità di non agire di fronte a un mondo che brucia o, peggio, di contribuire attivamente ai cambiamenti climatici"

Olimpiadi, i giovani di Fridays for future rispondono a Malagò dopo l'intervista a il Dolomiti

TRENTO. "La crisi climatica ci sembra un fatto piuttosto serio e dovrebbe essere considerata tra le cause di forza maggiore per cui fare un passo indietro". A intervenire è Fridays for future, il movimento replica alle dichiarazioni di Giovanni Malagò (presidente del Coni) rilasciate a Il Dolomiti nelle scorse settimane. "Se al profitto economico continua a essere data più importanza che al futuro del nostro pianeta allora non si è compreso il quadro emergenziale che stiamo vivendo: vuol dire che sono state ignorate le morti nelle Marche e quelle sulla Marmolada. Vuol dire anche che non ci si può nascondere dietro alla bugia di Olimpiadi 'poco' impattanti, quando l’intero progetto è strutturato per dare vita a un evento usa e getta che divorerà risorse naturali e economiche".

 

Il mondo ambientalista nutre dei dubbi sul fronte dell'organizzazione delle Olimpiadi 2026, con particolare riferimento sulle venues di gara di Baselga di Pinè e, soprattutto, della pista da bob a Cortina. E nella giornata del 23 settembre con il Festival dello sport a Trento, il corteo di Fridays for Future aveva manifestato più di una preoccupazione per gli impatti ambientali e per il rischio degli interventi per portare avanti i Giochi a cinque cerchi (Qui articolo).

 

"Abbiamo portato in piazza temi non più trascurabili per la salute dei nostri territori - spiegano gli attivisti - dalla continua antropizzazione dell’ambiente montano al turismo di massa non più sostenibile fino alle Olimpiadi invernali previste a Milano-Cortina per il 2026. Abbiamo portato le nostre istanze, siamo stati fermati dalle forze dell’ordine prima di arrivare al Teatro Sociale, ma non siamo passati inosservati. Le nostre voci e le nostre argomentazioni hanno messo in una posizione scomoda gli organizzatori delle future Olimpiadi".

 

Sollecitato sulla questione, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a Il Dolomiti ha difeso l'organizzazione dei giochi invernali: "Rispettiamo le posizioni di tutti, anche se alcune sembrano contrarie a prescindere e per principio. Si possono avere altre idee e non condividere alcune scelte ma cambiare non sarebbe serio" (Qui articolo).

 

C'è un dossier da seguire: "L'Italia - aveva evidenziato Malagò - è stata votata e ha ottenuto fiducia su quel piano: si dovrebbe cercare di cambiare il meno possibile rispetto a quanto scritto e presentatoQuesti sono i Giochi olimpici invernali con meno impatto e con la maggior parte degli impianti già realizzati e operativi. In Trentino, per esempio, si sarebbe dovuti intervenire comunque, questo grandissimo evento diventa un'occasione per migliorare determinate infrastrutture". Il numero uno del Comitato olimpico nazionale ha ribadito che l'impegno è stato preso e che non si torna indietro, salvo per cause di forza maggiore.

 

"Per fare un esempio di come queste attività siano dispendiose ed energivore basta considerare la quantità di neve artificiale prodotta. Dai dati riportati nel dossier ufficiale, citato anche da Malagò, emerge che nella sola località di Livigno vengono prodotti in media 1.280.000 metri cubi di neve artificiale all’anno. Il costo del procedimento, prima dei rincari energetici, andava dai 2,5 ai 3 euro per metro cubo, quindi una spesa totale decisamente onerosa, per non parlare della quantità d’acqua necessaria all’operazione che verrà prelevata in un periodo di siccità come quello che stiamo vivendo e con alcune zone trentine sono costrette a un approvvigionamento di acqua tramite autobotti".

 

L'opera più nel mirino è quella della pista da bob a Cortina "per cui sono stati stanziati 85 milioni di euro, senza contare le spese di manutenzione, la cui utilità è fortemente discussa. In una nota firmata dalla direttrice esecutiva dei Giochi olimpici del Cio, Christophe Dubi, in risposta alle opposizioni al progetto da parte della cittadinanza, si legge che 'per quanto riguarda la pista da bob il Cio è stato chiaro nella sua posizione, che costruire una nuova pista a Cortina non è un requisito per i Giochi olimpici'. Un’opera dunque frutto della volontà politica delle autorità locali e non dell'organizzazione olimpica".

 

Pechino l'innevamento artificiale è stato strategico per coprire il 100% dei campi gara. Una criticità ben nota ai cinesi, consapevoli del clima non favorevole alle precipitazioni naturali in quell'area. La situazione alpina è diversa ma resta evidente l'effetto del cambiamento climatico con inverni sempre più secchi e caldi anche alle nostre latitudini.

 

"E' un dato di fatto. E' giusto fare delle riflessioni - aveva detto il numero uno del Coni - ma non si fanno più le Olimpiadi? E proporzionalmente quindi anche le tappe di coppa del mondo e cancelliamo l'agenda internazionale? Alle nostre atlete e ai nostri atleti cosa raccontiamo?  Le atlete e gli atleti non non sono responsabili ma vittime del cambiamento climatico. Tanti sono testimonial per sensibilizzare sul rispetto dell'ambiente e se si impedisce a queste figure di essere un sostegno a queste idee e progetti, forse c'è un cortocircuito".

 

E il contesto attuale è pieno di incertezze sul fronte economico: i rincari delle materie prime e le bollette mettono in ginocchio diversi settori. Una bolletta cinque volte superiore al normale ha portato il Comune di Alleghe a chiudere lo storico centro alpino dell'hockey su ghiaccio (Qui articolo). In Trentino non ci sono chiusure degli impianti in vista ma serpeggia comunque molta incertezza sui costi che interessano le infrastrutture pubbliche: le piscine di Cavalese sono costate in un anno 80mila euro in più, il Palaghiaccio di Trento perde già 60mila euro (Qui articolo).

 

"Ci teniamo a precisare - evidenziano gli attivisti - che il nostro non è un attacco agli atleti e alle atlete che come noi subiscono gli effetti della crisi climatica. Mentre vengono finanziate le Olimpiadi con i loro megaprogetti, tantissimi piccoli centri sportivi e piscine, frequentati soprattutto da giovani come noi, sono costretti a ridurre e a chiudere le attività a causa dell’aumento del costo dell’energia. Lo sport che crea comunità e socialità ma non grandi profitti viene trascurato e lasciato in secondo piano".

 

Gli attivisti ipotizzano di ricorrere a un piano B. "Noi chiediamo che i soldi stanziati per le Olimpiadi siano dirottati verso una vera valorizzazione del territorio. Devono essere usati per una reale transizione ecologica fuori dal fossile, per mettere in sicurezza le aree inquinate, per uscire dall’unica concezione di turismo come turismo di massa. Chiediamo lo stop immediato della costruzione di mega poli sciistici e impianti di risalita, per una gestione della montagna diversa e non a servizio e libero uso di chiunque mostri profumate banconote".

 

Insomma, Fridays for Future chiede un supplemento di riflessione. "Speriamo che queste nostre richieste non vengano liquidate dicendo che ormai quel che è fatto è fatto, che significherebbe assumersi consapevolmente la responsabilità di non agire di fronte a un mondo che brucia o, peggio, di contribuire attivamente ai cambiamenti climatici". 

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